La tecnica Trabucco per la chirurgia dell’ernia inguinale

25 Mar 2025

Talvolta capita che un paziente, durante la visita preliminare all’operazione di ernia inguinale, mi chieda che cos’è la tecnica Trabucco, perché ne ha sentito parlare “in giro” e vuole saperne di più.

In questo articolo provo a spiegare come il dottor Ermanno Trabucco abbia cambiato le “regole del gioco” della chirurgia addominale, in particolare per la riduzione delle ernie inguinali.

In estrema sintesi possiamo anticipare che Trabucco ha avuto per primo l’idea di operare di ernia utilizzando una protesi, cioè posizionando una rete di rinforzo sulla parete muscolare che si è divaricata permettendo all’intestino di uscire dalla sua posizione.

 

Chi era Ermanno Trabucco

Ermanno Trabucco, è stato un chirurgo napoletano, trasferitosi a New York agli inizi della sua carriera, divenuto una delle colonne portanti della chirurgia della parete addominale nel secolo scorso grazie a una tecnica, che porta appunto il suo nome, messa a punto negli anni ’80 e che rappresenta una delle pietre miliari nella storia della riparazione dell’ernia inguinale.

 

Come si operava l’ernia inguinale prima della tecnica Trabucco

Prima della tecnica Trabucco per chiudere un ernia inguinale si mettevano solo dei punti nella parete del muscolo addominale, i cui lembi venivano accostati e fissati con una sutura. Questa era una tecnica inventata alla fine dell’Ottocento da un chirurgo italiano che lavorava in Svizzera, il dottor Edoardo Bassini, e che resistette un secolo perché era considerata la migliore. Ovviamente aveva subito qualche miglioria, da parte di chirurghi canadesi, ma il principio fondamentale era quello. Era un tecnica, però, che aveva un’alta percentuale di recidive perché il muscolo tendeva a strapparsi e a riaprirsi. Oggi si utilizza solo nei rarissimi casi in cui il paziente presenti un rigetto della rete di polipropilene utilizzata per ridurre l’ernia.

 

L’idea di Trabucco per riparare l’ernia inguinale

Trabucco, allora, ebbe questa idea di fare una riparazione “tension free”, cioè libera dalla tensione che creano i muscoli attorno alla semplice sutura. 

La tecnica di Trabucco, in sostanza, prevede di sistemare la muscolatura riavvicinando i due lembi separati dall’ernia e di posizionare poi una protesi di rete che li rinforzi.

Questo grazie alla doppia azione del materiale non riassorbibile (il polipropilene che si usa tutt’ora nelle operazioni di riparazione dell’ernia) e della reazione cicatriziale che la protesi stessa provoca sul muscolo, rinforzandolo. Tutto questo senza porre punti di sutura, perché di fatto Trabucco considerava estremamente raro uno spostamento della rete posizionata nel luogo in cui si era formata l’ernia. 

 

Le controindicazioni della tecnica di Trabucco

Una tecnica davvero innovativa, per l’epoca, che però aveva qualche controindicazione nella possibilità che la rete subisse un rigetto (raro) o che si spostasse, con il movimento del paziente. Aveva dunque abbassato molto il rischio di recidiva, che però rimaneva considerevole, perché la rete comunque poteva muoversi prima che la cicatrizzazione muscolare attorno alla stessa si fosse conclusa definitivamente.

 

La tecnica Liechtenstein

A seguito della diffusione della tecnica Trabucco sulla scena apparve un medico canadese di origine tedesca, il dottor Liechtenstein, che confermò l’importanza della rete in polipropilene introducendo, però, il legame della stessa alla parete addominale, così che non si muovesse più.

Da quel momento si sono affermate tecniche differenti, messe in opera e proposte da altri medici chirurghi, che si basano però sullo stesso concetto della rete posizionata in loco e fissata con punti di sutura.

Ciò permette di raggiungere i due obiettivi principali, che si perseguono con questa operazione: limitare al massimo il rischio di una recidiva ed eliminare il dolore postoperatorio.

 

L’importanza di Ermanno Trabucco nella chirurgia addominale

L’importanza di Ermanno Trabucco è indiscutibile e il suo nome è fondamentale in questo tipo di chirurgia, perché ha capito per primo come l’uso della rete in polipropilene permetta il rinforzo della parete addominale operata. Il materiale introdotto si integra perfettamente con la muscolatura, permettendo la trasmigrazione dei fibroblasti, cioè le cellule che producono il tessuto connettivo che ripara le ferite muscolari, sulla retina.

In questo modo ciò che si crea è un materiale “plastico” indurito dalla cicatrice muscolare, che non si muove più e protegge in modo perfetto la zona sottostante e impedisce, di fatto, la formazione di una nuova ernia.

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